Nia: Miles, torniamo un attimo a quel povero ragazzo del ristorante. "Io ho andato". Ora che abbiamo visto le regole, capisco perché fa male alle orecchie. Andare è un verbo di movimento verso una meta, quindi vuole "essere". Dovrebbe essere "sono andato". Ma perché secondo te questo errore è così comune? Anche persone che studiano da tanto a volte scivolano su questa buccia di banana.
Miles: Guarda, credo sia colpa dell'abitudine. In molte lingue l'ausiliare è unico, o quasi. In inglese dici "I have gone", in spagnolo "he ido". Il cervello cerca la strada più corta e "avere" sembra quella più sicura perché copre l'ottanta per cento dei verbi. Ma in italiano, "ho andato" è proprio un segnale di "non parlo bene la lingua". È come mettere il ketchup sulla pasta: tecnicamente è salsa di pomodoro, ma non è la stessa cosa.
Nia: Oddio, il paragone col ketchup mi ha convinta! Ma c'è un altro errore che vedo spesso: dimenticare l'accordo con "essere". Tipo una ragazza che dice "Sono andato al cinema". È un errore grave o passa inosservato?
Miles: Eh, si nota. Se una donna dice "sono andato", suona un po' come se stesse parlando di un'altra persona o come se avesse una crisi d'identità grammaticale. La concordanza è fondamentale perché, come abbiamo detto, il participio con "essere" è come un aggettivo. Se dici "la maglietta è bianco", suona male, giusto? Ecco, "Maria è andato" suona altrettanto strano. Bisogna ricordarsi che con "essere" il soggetto e il participio sono legati a doppio filo.
Nia: E invece che mi dici di quelli che usano solo il participio? Tipo "Io mangiato pizza". Mi fa pensare ai film di una volta dove gli stranieri parlavano in modo stereotipato.
Miles: Esatto, è il cosiddetto "linguaggio telegrafico". Manca il motore! Senza l'ausiliare, la frase non ha tempo, non ha persona, non ha vita. Ho letto nelle fonti che questo è un errore tipico di chi cerca di tradurre letteralmente o di chi ha paura di sbagliare l'ausiliare e quindi lo salta del tutto. Ma è meglio sbagliare l'ausiliare che non metterlo affatto. Almeno dai una struttura alla frase.
Nia: C'è un altro punto che mi ha fatto riflettere leggendo le guide: i participi passati irregolari. Quelli sono una vera giungla. Uno pensa di aver capito la regola -ato, -uto, -ito e poi arriva "fare" che diventa "fatto", o "scrivere" che diventa "scritto". Non c'è una logica lì, vero? Devi solo impararli a memoria.
Miles: Purtroppo sì, la memoria qui è l'unica arma. Ma sai cosa? I verbi irregolari sono quasi sempre i più comuni. "Fatto", "detto", "visto", "preso", "chiuso". Sono parole che usi talmente tanto che alla fine entrano in testa per sfinimento. L'errore però è cercare di renderli regolari. Ho sentito spesso "ho facuto" invece di "ho fatto", o "ho scrivuto" invece di "ho scritto". Ecco, "ho facuto" è un altro di quei sassi nell'ingranaggio di cui parlavi all'inizio.
Nia: "Ho facuto" mi ricorda un po' come parlano i bambini piccoli quando stanno ancora imparando. È tenero, ma se vuoi sembrare professionale, magari durante un tour o in ufficio, è meglio evitarlo. Un trucco che ho trovato utile è raggrupparli. Tipo quelli che finiscono in -tto: fatto, detto, scritto, letto. O quelli in -sto: visto, rimasto, risposto, chiesto.
Miles: Questa è un'ottima strategia. Creare dei pattern aiuta il cervello a non vedere ogni verbo come un'eccezione isolata. E a proposito di errori, c'è un punto fondamentale sull'ausiliare "avere" che dobbiamo chiarire. Abbiamo detto che con "avere" il participio non cambia... ma c'è un caso speciale. Quando usiamo i pronomi come "lo", "la", "li", "le". Se dico "Ho comprato la mela e l'ho mangiata", quel "mangiata" finisce con la 'a' perché si riferisce alla mela.
Nia: No, aspetta! Mi stai dicendo che anche con "avere" devo fare l'accordo a volte? Ma allora la regola di prima era una mezza verità!
Miles: Hai ragione, è un po' un colpo di scena. Ma succede solo quando il pronome è proprio lì davanti al verbo. Se dici "Ho mangiato la mela", resta "mangiato". Ma se la mela l'hai già nominata e dici "La mela? L'ho mangiata", allora l'accordo diventa obbligatorio con "lo, la, li, le". È un dettaglio da esperti, ma se vuoi quel tocco di naturalezza in più, è lì che devi puntare.
Nia: In pratica, la lingua italiana è come una danza: devi sempre stare attenta a dove metti i piedi e a chi hai come partner. Se riassumiamo questo laboratorio degli errori: mai "ho andato", mai dimenticare l'accordo con "essere", mai dimenticare l'ausiliare e attenzione ai participi irregolari. E per i più audaci, occhio ai pronomi con "avere".
Miles: Esatto. E non dimentichiamo il verbo "essere" stesso! Il participio passato di "essere" è "stato". Quindi "sono stato in Italia". Curiosità: "stare" e "essere" condividono lo stesso participio. Quindi se dici "sono stato bene", può significare sia "I have been well" che "I stayed well". Pratico, no?