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Le metamorfosi di un artista: dal piacere al panismo 16:51 Lena: Miles, abbiamo parlato della sua vita come di un'opera d'arte, ma vorrei tornare un attimo alla sua scrittura. C'è un termine che sento spesso associare a lui: "panismo". Suona come qualcosa legato al dio Pan, alla natura selvaggia. Cosa significa esattamente nei suoi testi?
17:08 Miles: Hai azzeccato il riferimento. Il panismo è forse l'aspetto più poetico e affascinante della sua opera, specialmente in una raccolta che si chiama *Alcyone*. In pratica, è l'idea che l'uomo non sia separato dalla natura, ma che possa fondersi completamente con essa. Non è solo guardare un paesaggio, è *diventare* quel paesaggio. C'è una poesia famosissima, *La pioggia nel pineto*, che spiega questo concetto meglio di mille saggi.
17:34 Lena: Quella che si studia a scuola! "Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane..."
17:40 Miles: Proprio quella. Se la leggi con attenzione, vedi che il poeta e la sua amata, Ermione, subiscono una vera e propria metamorfosi. I loro volti diventano come foglie, i loro capelli profumano di ginestra, si sentono parte del bosco. È un'esperienza sensoriale totale. D'Annunzio usa un linguaggio incredibilmente musicale, fatto di rime, assonanze, onomatopee che imitano il suono della pioggia. È come se volesse portarti oltre la "mediocrità umana" per farti sentire una creatura vegetale, divina.
18:10 Lena: È un'idea bellissima, quasi terapeutica se ci pensi. Perdersi nella natura per dimenticare i propri guai. Ma c'è sempre quel tema del Superuomo sotto, vero?
18:20 Miles: Eh sì, non se ne esce. Per D'Annunzio, solo l'individuo "d'eccezione", l'artista-veggente, può raggiungere questa fusione totale. Il panismo è la versione naturalistica del Superuomo. Mentre Sperelli cercava il piacere negli oggetti e nelle donne, il poeta di *Alcyone* lo cerca nel vento, nella sabbia, nel mare. È un'evoluzione incredibile: dall'estetismo cittadino e salottiero di Roma alla natura selvaggia della costa toscana. Ma è anche un modo per sfuggire alla storia, alla politica, alla noia della vita quotidiana.
18:52 Lena: Però poi è tornato alla storia con la guerra e con Fiume. Sembra che non riuscisse a stare fermo in una sola dimensione.
18:59 Miles: Era un uomo di metamorfosi continue. Pensa che ha scritto anche per il teatro, ispirato dalla sua relazione tormentata con la grandissima attrice Eleonora Duse. Insieme hanno cercato di rinnovare il teatro italiano, portando sulla scena tragedie che parlavano di passioni primordiali e miti antichi. Il romanzo *Il fuoco* racconta proprio questa passione, ma lo fa in un modo che oggi definiremmo quasi crudele: lui mette a nudo i sentimenti di lei, la sua paura di invecchiare, il declino della sua bellezza. È come se D'Annunzio usasse tutto, anche le persone che amava, come combustibile per la sua arte.
19:35 Lena: Questa cosa è un po' inquietante. È come se la ricerca della bellezza giustificasse qualsiasi cosa, anche ferire chi ti sta vicino.
19:42 Miles: Era il suo limite e la sua forza. Non c'era confine tra privato e pubblico. Ma questa stessa spregiudicatezza lo ha portato a sperimentare forme narrative diverse. Dopo i romanzi dell'estetismo e del superuomo, arriva a opere come *L'innocente*. Qui siamo in un territorio molto più cupo e psicologico. Il protagonista, Tullio Hermil, è un uomo narcisista, incapace di amare davvero, che finisce per commettere un crimine orribile, un infanticidio, quasi per un bisogno assurdo di purezza o per un odio verso ciò che non può controllare. È un libro che esplora i lati più oscuri dell'egoismo maschile.
20:22 Lena: Ma allora D'Annunzio non celebrava solo il Superuomo, esplorava anche il "mostro" che c'è in noi?
20:27 Miles: Assolutamente. Ed è per questo che è riduttivo considerarlo solo un poeta della bella vita. Lui ha guardato nell'abisso. *L'innocente* è un viaggio nel rimorso, nella colpa che non trova purificazione. È un'analisi quasi clinica delle patologie del sentimento. Ci dice che quando l'ego diventa l'unica misura del mondo, la tragedia è inevitabile. È incredibile come riesca a passare dalla luce accecante di *Alcyone* alle ombre fitte e malate di questi romanzi. In fondo, era un ricercatore instancabile della verità umana, anche quando quella verità era spiacevole o terribile.