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L'ombra di Satana e la libertà dell'uomo 6:03 Nia: Però c'è un punto che mi inquieta sempre quando leggo i racconti di quella notte. In Luca e Giovanni si dice chiaramente che "Satana entrò in Giuda". Se lo ha posseduto il diavolo, allora Giuda era davvero libero? Voglio dire, se diventi il burattino del male assoluto, ha ancora senso parlare di colpa individuale? Mi sembra una scappatoia teologica quasi troppo facile.
6:26 Eli: Questa è la domanda da un milione di dollari, Nia. Hai centrato il dilemma tra predestinazione e libero arbitrio. Su *Enduring Word* c'è un'analisi interessante che dice che Satana ha istigato Giuda, sì, ma non lo ha fatto contro la sua volontà. È come se il diavolo avesse trovato una porta già socchiusa e l'avesse semplicemente spalancata. Giuda aveva nutrito risentimento, egoismo e avidità per lungo tempo. Satana non crea il male dal nulla, usa quello che trova già pronto nel cuore dell'uomo.
6:53 Nia: Quindi è un processo lento. Non è che una mattina ti svegli e decidi di tradire Dio. È una serie di piccoli compromessi, di piccoli furti dalla cassa, di sguardi di traverso durante le parabole... fino a quando la tua resistenza morale è così sottile che basta una spinta per rompersi.
7:10 Eli: Esattamente. E qui entra in gioco un altro aspetto psicologico potente: la delusione delle aspettative egoistiche. Forse Giuda si aspettava un posto di prestigio in un nuovo governo terreno. Quando ha capito che il "premio" sarebbe stato il servizio, l'umiltà e forse la persecuzione, ha sentito che Gesù lo aveva tradito per primo. È il classico meccanismo del ribaltamento della colpa: "Tu non sei il Messia che volevo, quindi io non sono più il discepolo che ti serve".
7:35 Nia: C'è una cosa che ho letto nel materiale di *Scuola Ecclesia Mater* che mi ha colpito: l'idea che Giuda non avesse affatto intenzione di tradire all'inizio. Quando è stato scelto, era pieno di entusiasmo come gli altri. Questo rende tutto ancora più umano e terribile. Nessuno di noi pensa di essere capace di un'atrocità del genere finché non si trova in quel tunnel. Ma dimmi di quella scena della cena, perché è lì che il dramma diventa teatro puro.
8:00 Eli: L'Ultima Cena è il climax del sospetto. Gesù lancia quella bomba: "Uno di voi mi tradirà". Immagina il gelo che cala nella stanza. I discepoli iniziano a guardarsi l'un l'altro, a chiedersi: "Sono io, Signore?". Anche Giuda lo chiede. Pensa alla faccia tosta o al livello di dissociazione necessario per fare quella domanda sapendo di avere già l'accordo con i sacerdoti in tasca.
8:22 Nia: Ma Gesù lo sapeva. Gli dà il boccone intinto, un gesto che all'epoca era un segno di distinzione, quasi di affetto. È un ultimo tentativo di recuperarlo? O è un modo per dirgli "so tutto, vai e finisci quello che hai iniziato"?
8:37 Eli: Alcuni commentatori dicono che Gesù stesse offrendo a Giuda l'ultima possibilità di pentirsi, mostrandogli ancora amore nel momento del massimo pericolo. Ma il testo dice che, dopo quel boccone, Satana entrò definitivamente in lui. È il punto di non ritorno. Giuda esce, e l'evangelista aggiunge quella frase che mette i brividi: "Ed era notte". Non è solo un'indicazione temporale, è lo stato della sua anima. È solo, al buio, separato dalla luce del Maestro e dalla comunità degli amici.
9:07 Nia: E mentre lui è fuori a organizzare la cattura, Gesù resta dentro a parlare di amore e di servizio. C'è quel contrasto assurdo tra il lavaggio dei piedi e il tintinnio delle monete d'argento. Gesù lava i piedi anche a Giuda, giusto?
9:22 Eli: Probabilmente sì. Immagina la scena: il Figlio di Dio che si inginocchia davanti all'uomo che sta per venderlo e gli lava i piedi sporchi di polvere. È un'immagine di una potenza devastante. Gesù non lo esclude, non lo punta con il dito davanti a tutti per farlo linciare dagli altri. Gli permette di andare. Questo solleva un dubbio enorme sulla Provvidenza: se Giuda era necessario affinché Gesù morisse per salvare l'umanità, allora Giuda è un martire al contrario?
9:50 Nia: È quello che suggerisce il Vangelo di Giuda, no? Che lui sia stato l'unico a capire che Gesù *doveva* essere consegnato. Ma se seguiamo questa logica, allora il male diventa uno strumento del bene. È un terreno scivolosissimo. Se giustifichiamo Giuda perché "era necessario", allora il tradimento non esiste più, è solo una funzione scenica.
10:10 Eli: Eh sì, è il rischio del manicheismo o di una visione troppo meccanica della fede. Veneziani ne parla come del "mistero capovolto". Da un lato, oggettivamente, Giuda è una pedina della Provvidenza. Dall'altro, soggettivamente, è un uomo che compie una scelta morale abietta. La tragedia sta proprio in questo doppio binario: il compimento di un disegno divino attraverso la libera caduta di un uomo. Ma la cosa incredibile è che, nonostante tutto, Gesù continua a chiamarlo "amico" anche nel momento del bacio.
10:40 Nia: Quella parola, "Amico", nel momento del bacio... deve avergli fatto più male di uno schiaffo. Ma prima di arrivare al Getsemani, c'è tutta la parte dell'agonia di Gesù. Mentre Giuda è attivo, convinto, in movimento, Gesù è nel giardino a sudare sangue. È come se il peso della scelta di Giuda stesse già schiacciando il Maestro.
11:02 Eli: Proprio così. Al Getsemani vediamo l'umanità di Gesù al limite. Prega che quel "calice" gli sia tolto. E sai, nelle fonti bibliche il calice è il simbolo dell'ira di Dio. Gesù non ha paura dei soldati o dei chiodi, ha orrore di dover "diventare peccato", di provare la separazione dal Padre. E chi lo conduce a questo? Il suo amico. La solitudine di Gesù in quel momento è totale: Pietro e gli altri dormono, incapaci di stargli vicino, e Giuda sta arrivando con la truppa. È la notte dei fallimenti umani: chi tradisce, chi dorme, chi scappa.