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Il profumo del tempo e l'arte di indugiare 24:52 Lena: Miles, c’è un concetto di Han che trovo quasi poetico: "il profumo del tempo". Mi fa pensare a qualcosa di lento, che si diffonde nell’aria, l’opposto della nostra percezione del tempo come una serie di punti isolati, di scadenze che ci vengono addosso.
25:09 Miles: Sì, è uno dei suoi libri più belli. Han dice che oggi il tempo è "atomizzato". Non è più una narrazione, un filo teso tra passato e futuro, ma una successione di istanti presenti che non hanno durata. È il tempo dello *scrolling*: ogni post cancella quello precedente, non c'è memoria, non c'è profondità. E questa frammentazione ci rende ansiosi, perché sentiamo che il tempo ci scivola tra le dita senza lasciare traccia.
25:38 Lena: Esatto! È quella sensazione di aver fatto mille cose durante il giorno ma, arrivata a sera, non ricordarsi quasi nulla di significativo. Abbiamo consumato tempo, ma non abbiamo vissuto il tempo.
25:51 Miles: Han propone di recuperare l'arte di "indugiare". Indugiare non è perdere tempo, è dare al tempo un profumo, una consistenza. Significa fermarsi su una cosa, su un pensiero, su una persona, finché questa non inizia a parlarci. Se passiamo da una cosa all'altra in pochi secondi, non permettiamo a nulla di mettere radici in noi. Diventiamo sterili.
26:16 Lena: Ma indugiare richiede coraggio. Se mi fermo su un dettaglio, sto ignorando tutto il resto che "dovrei" fare. È la famosa FOMO, la paura di perdersi qualcosa. Ma Han sembra dirci che perdendoci "tutto", in realtà guadagniamo "l'essenziale".
3:48 Miles: Proprio così. Lui cita spesso la differenza tra il "tempo del lavoro" e il "tempo della festa". Il tempo del lavoro è lineare, finalizzato a uno scopo, deve essere efficiente. Il tempo della festa, invece, è un tempo ciclico, sacro, che non serve a nulla se non a celebrare l'esistenza. Oggi abbiamo trasformato anche il tempo libero in tempo del lavoro: andiamo in palestra per "produrre" un corpo migliore, leggiamo libri per "produrre" nuove competenze. Abbiamo ucciso la festa.
27:03 Lena: Mi fa pensare a quello che dicevi sull'inazione. La festa è il momento in cui l'inazione diventa collettiva. È un "non-fare" condiviso che crea comunità. Ma oggi, anche quando siamo insieme, siamo spesso ognuno con il proprio smartphone, a produrre la propria immagine della festa invece di viverla.
27:22 Miles: Eh sì, Han dice che la digitalizzazione ha distrutto la vicinanza fisica, che è fatta di odori, di sguardi, di silenzi imbarazzanti. Lo schermo è liscio, senza resistenza. Ma la vita è ruvida. E la stanchezza che proviamo è anche una reazione a questa eccessiva "lisciazza" del mondo digitale. Non c'è nulla che ci faccia da argine, nulla che ci dia un limite. E senza limite, ci disperdiamo.
27:48 Lena: Nel coaching umanistico, un esercizio pratico per ritrovare il profumo del tempo potrebbe essere quello di scegliere un'attività quotidiana — anche banale, come bere il caffè — e farla con una lentezza esasperata. Non per essere più produttivi dopo, ma per sentire la durata di quel momento. Sentire che quel momento ha un inizio, uno sviluppo e una fine che non dipendono dalla nostra lista di cose da fare.
28:14 Miles: Han direbbe che questo è un atto di resistenza metafisica. Recuperare la "durata" in un mondo che adora l'effimero. Lui fa l'esempio della lettura: leggere un libro richiede tempo, richiede di entrare in un mondo che non è il nostro, richiede di sottomettersi al ritmo dell'autore. Lo *scrolling* invece ci mette al centro: siamo noi che decidiamo quanto tempo dedicare a un input prima di passare al successivo. Ma se siamo sempre noi a decidere il ritmo, non impareremo mai nulla di veramente nuovo, perché non lasceremo mai che l'altro ci interrugga davvero.
28:48 Lena: Quindi, in un certo senso, la stanchezza cronica è il segnale che il nostro "tempo interno" è completamente scollato dal "tempo esterno" della società. Siamo come orologi che corrono troppo veloci e finiscono per rompersi. Rallentare non è pigrizia, è manutenzione dell'anima.
29:04 Miles: È molto di più: è un ritorno alla realtà. Han dice che la vita contemplativa ci restituisce il mondo. Quando corriamo, il mondo è solo uno sfondo sfuocato. Quando indugiamo, il mondo torna a essere presente, con i suoi colori, i suoi misteri, le sue domande. Il profumo del tempo è l'aroma della vita che si manifesta quando smettiamo di volerla usare.